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Società e ambiente
Luigi Campanella, già Presidente SCI
Ho letto un file di Frontiers che mi ha molto colpito perché per la prima volta l’inquinamento ambientale viene correlato da un lato alla mancanza di politiche sanitarie, economiche e sociali finendo per considerarle responsabili e di conseguenza indispensabili da affrontare; in mancanza di ciò i problemi strettamente ambientali, anche se risanati sono destinati a riprodursi con evidenti perdite.
Gli inquinamenti ambientali colpiscono in misura sproporzionata le popolazioni più vulnerabili.
La giustizia ambientale e un quadro di riferimento indispensabile per la salute pubblica.
Un recente studio sugli USA ha dimostrato la proporzionalità fra inquinamento e casi di patologie tumorali. Le politiche energetiche sostenibili possono produrre benefici diretti per salute ed economia a livello comunitario. D’altra parte lo sviluppo economico e l’innovazione tecnologica rappresentano leve essenziali per il raggiungimento della sostenibilità., intesa non solo come sfida tecnologica, ma anche economica e sociale.
La rapida urbanizzazione rappresenta un rischio, oltre che un’opportunità, per la sostenibilità, decadendo talora per urgenza in strutture prive dei servizi civili elementari.
La tanto aspirata decarbonizzazione senza un adeguato coinvolgimento della comunità rischia di esagerare le disparità economiche e sociali.
In definitiva la sostenibilità ambientale deve essere vista come traguardo all’interfaccia dei cicli di reciproci riscontri tra sistemi ecologici, sanitari ed economici con il limite che questi hanno unità di misura non fra loro commensurabili.
Il lavoro citato è l’editoriale del numero di nov. 2025 di Frontiers in Environmental ScienceRiflessione su COP30.
Luigi Campanella, già Presidente SCI
Risulta molto istruttivo, a distanza di tempo dalla chiusura di COP30, rileggere quali erano le attese e riflettere sugli esiti.
Presidente da República, Luiz Inácio Lula da Silva, durante a fotografia oficial da Cúpula do Clima (COP30). Parque da Cidade – Belém (PA)Foto: Ricardo Stuckert / PR
COP30 organizzata dal Brasile presso il Parco della città di Belém si è tenuta dal 10 al 21 novembre 2025.
Quasi metà del campione globale intervistato (49%) riteneva che Cop30 sarebbe stata un evento prevalentemente simbolico, incapace di generare cambiamenti reali nella lotta al cambiamento climatico. Solo il 34% prevedeva risultati concreti. Lo scetticismo era più pronunciato nelle economie avanzate, dove appena il 25% degli intervistati europei e il 24% dei nordamericani confidavano in un esito sostanziale. Al contrario, in Africa, Medio Oriente e Asia-Pacifico si registrava un maggiore ottimismo, indice di aspettative più elevate verso i processi multilaterali.
Il fattore generazionale introduceva un ulteriore livello di complessità: se gli over 55 apparivano più disillusi, con circa il 60% che considerava Cop30 un mero rito diplomatico, tra la GenZ tale quota scendeva al 37%, mentre il 45% degli under 25 riteneva che l’evento avrebbe portato risultati tangibili. Questa asimmetria segnala una maggiore fiducia nelle istituzioni internazionali tra i segmenti più giovani, tradizionalmente più sensibili ai temi climatici.
Per il 39% degli intervistati il successo della COP sarebbe passato per tre direttrici: protezione degli ecosistemi, riforestazione e trasformazione economica in chiave sostenibile. Solo l’11% riteneva che fermare la deforestazione sia sufficiente e appena il 4% difendeva la tesi secondo cui la perdita di foreste sarebbe un prezzo inevitabile per lo sviluppo. Una parte rilevante dell’opinione pubblica (26%) chiedeva anche meccanismi di compensazione per i danni climatici già prodotti, con picchi oltre il 40% in America Latina e Sud-est asiatico. In quest’ottica, Belém ha assunto un valore simbolico e operativo: una sede collocata nel cuore dell’Amazzonia che amplificava l’urgenza di soluzioni congiunte contro deforestazione e degrado degli ecosistemi.
Il 69% degli intervistati era convinto che le imprese privilegiassero il profitto rispetto alla tutela ambientale e il 65% sosteneva l’obbligo per le aziende di destinare una parte degli utili ad azioni climatiche. Secondo il campione globale, la principale criticità è la mancanza di volontà politica (42%), seguita dall’insufficienza dei controlli su deforestazione e inquinamento (34%) e dalla scarsità di risorse finanziarie (31%); per l’Italia viene richiesta una sensibilità elevata verso giustizia climatica e transizione regolata, con consenso significativo verso misure come contributi obbligatori delle imprese e responsabilità finanziaria dei grandi patrimoni. L’appuntamento di Belém arrivava in un momento in cui l’urgenza climatica non coincideva ancora con una fiducia piena nel multilateralismo.
La richiesta sociale è però chiara: maggiore responsabilità politica, impegni economici vincolanti e una transizione equa capace di tutelare popolazioni ed ecosistemi.
60 anni fa, l’incidente di Palomares.
Pochi lo ricordano, ma 60 anni fa il cielo cadde; e cadde sopra un piccolo paese spagnolo, Palomares, nell’Andalusia, il sud-est della Spagna.
Era un lunedì il 17 gennaio 1966 e si era in piena guerra fredda; due aerei americani, un bombardiere strategico e un grande serbatoio volante si scontrarono in volo precipitando e le 4 bombe atomiche del bombardiere caddero al suolo, nelle vicinanze del paesino. Tre caddero a terra, una a mare, due col paracadute e due no; quelle col paracadute rimasero intatte, una cadde in mare e fu recuperata dopo molti giorni, mentre una cadde al suolo; nelle altre due la caduta provocò l’esplosione della carica non nucleare che distruggendo la bomba disperse il plutonio contenuto al suolo, un effetto da bomba sporca.
Da allora sono passati 60 anni ma il plutonio è incredibilmente ancora lì, nessuno lo ha rimosso (il tempo di dimezzamento del plutonio è di 24100 anni).
Solo nel 2010 il governo spagnolo ha chiesto a quello americano di rimuovere i resti radioattivi, ma in realtà nulla si è mosso.
Dice il sito della RAI:50.000 metri cubi di suolo contaminato da mezzo chilo di plutonio che fa durare lo stigma radioattivo a Cuevas de Almanzora, il comune di Almería a cui appartiene Palomares e Villaricos, più di mezzo secolo dopo. Le terre colpite sono ancora divise in 44 parcelle che lo Stato sta cercando di espropriare.
Nel 2015 è stato raggiunto un accordo politico (senza alcun vincolo legale) in base al quale la Spagna sarebbe stata responsabile della bonifica e gli Stati Uniti avrebbero mantenuto il terreno radioattivo. Ma quel memorandum non è mai stato implementato e la contaminazione persiste a Palomares.
José Ignacio Domínguez, avvocato del gruppo che ha promosso il procedimento giudiziario per chiedere l’esecuzione del Piano di Risanamento approvato nel 2010, ha detto che gli Stati Uniti hanno finora rimosso “solo 270 grammi dei nove chili di plutonio che contenevano le armi”, il resto “viene sparso e seppellito in due grandi fosse”, una di 1.000 e l’altra di 3.000 metri cubi.
Se uno fa due conti di chimica nucleare ottiene che la concentrazione calcolata sarebbe di ≈15,333Bq/kg un valore che supera di migliaia di volte i livelli di fondo naturale e i limiti di rilevamento ambientali standard, che sono nell’ordine dei mBq/kg per il plutonio
“Normali” effetti di un mondo pieno di migliaia di bombe atomiche. Ci sono circa 12.200-12.300 testate nucleari nel mondo all’inizio del 2025, detenute da nove paesi, con Russia e USA che ne possiedono quasi l’88% del totale, ma circa 3.900 sono schierate e circa 2.100 sono in stato di massima allerta, pronte per essere lanciate in pochi minuti, nonostante una leggera diminuzione nell’inventario totale rispetto agli anni precedenti.
Ci sono stati decine di incidenti (almeno 32, secondo alcune fonti) che hanno coinvolto bombe atomiche dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, classificati come “Broken Arrows” (Freccia Spezzata), che includono ordigni persi o danneggiati, senza però che si verificasse una detonazione nucleare, ma spesso con dispersione di materiale radioattivo. I più noti sono stati in Nord Carolina nel 1961 e in Groenlandia, a Thule, nel 1968, dove una delle 4 bombe fu dispersa e mai più ritrovata.
L’Italia non possiede bombe atomiche proprie, ma partecipa al programma di “condivisione nucleare” della NATO, ospitando circa 70-90 testate nucleari americane “a gravità” nelle basi di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia), destinate a essere sostituite dalle nuove bombe B61-12, che saranno gestite con aerei F-35 italiani e americani per “garantire la deterrenza”.
Oggi (scrivo il 17 gennaio 2026) i giornali rendono noto un accordo fra il nostro governo e quello giapponese ed inglese per l’acquisto di un certo numero di aerei da caccia di ultima generazione, per almeno 18 miliardi di euro; la spesa finale non è definibile al momento, ma sarà al di fuori anche dell’accordo europeo da 800 miliardi.
Il Giappone è stato l’unico paese al mondo a subire ben due esplosioni atomiche a scopi militari.
Il nostro paese ha subito nella seconda guerra mondiale la morte di oltre 500mila persone di cui 150mila civili e la distruzione sia pur parziale delle sue più importanti città.
La storia è maestra di vita, ma nessuno la ascolta.
Come chimico e come scienziato, ma soprattutto come cittadino di questo paese, sono indignato e furibondo.
Da consultare:
senza pretesa di completezza e a parte le voci di wikipedia italiana ci sono una serie di lavori:
https://en.wikipedia.org/wiki/1966_Palomares_accident
cercare la pagina contenente Lessons from the Palomares nuclear accident sul sito di
Bulletin of Atomic Scientists (non linkabile direttamente)
https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_military_nuclear_accidents
lista degli incidenti con bombe nucleari avvenuti nel mondo
Chimica dopo le ustioni
Claudio Della Volpe
Le ustioni, di cui stiamo vedendo tragici casi in questi giorni, (e di cui vediamo casi terribili in tutte le guerre in corso) sono sempre state un grande problema medico, perché la distruzione della pelle, che ci copre per un paio di metri quadri, distrugge tutte le difese avanzate del corpo e ci mette alla mercè dei microorganismi più potenti e distruttivi, portandoci spesso alla morte o alla invalidità permanente oltre che a orribili cicatrici.
Normalmente un ustionato serio deve essere operato per eliminare i residui di pelle che diventano una massa rigida e subdola, denominata escara. L’escara è un grosso problema.
È una porzione di tessuto cutaneo necrotico (morto), che appare come una crosta scura, dura o friabile, formata da siero, sangue e/o pus, e si separa dal tessuto sano circostante, destinata a essere sostituita da una cicatrice. Si verifica per la necrosi cellulare dovuta a varie cause, come gravi piaghe da decubito, ustioni, infezioni, congelamenti o effetti collaterali di farmaci, compromettendo l’ossigenazione e il flusso sanguigno nell’area colpita.
La causa principale della formazione di escara sono le ustioni. Può tuttavia essere dovuta, come detto, anche ad altre comuni condizioni cliniche quali lesioni cutanee da decubito, vascolari o diabetiche, e infezione cutanea da antrace e herpes zoster.
In pratica è la conseguenza di una estesa necrosi cellulare, i cui residui formano l’escara.
L’escara e le sue conseguenze importanti necessitano di un trattamento chirurgico che deve essere svolto da personale altamente specializzato e in ambienti sterili, e costituisce un vero collo di bottiglia medico e chirurgico quando il numero di ustionati è alto, come è avvenuto a Crans Montana, ma come ripeto avviene durante le battaglie moderne in cui il fuoco è un componente continuo dell’attacco bellico.
In alternativa si possono usare oggi enzimi proteolitici da ananas.
Ananas Cosmosus
In medicina il succo di ananas (assunto per via orale) è già utilizzato in radiologia come mezzo di contrasto per gli esami di colangiografia in risonanza magnetica al posto di alcune costose sostanze di sintesi. Studi scientifici pubblicati a partire dal 2004 hanno dimostrato l’efficacia del succo dal punto di vista tecnico medicale. Ed anche in altre occasioni come antiedematoso.
Ma certamente il farmaco naturale più noto estratto dall’ananas è la bromelina (inglese bromelain).
Dall’articolo di Varilla et al citato in fondo apprendiamo che:
La bromelina è una complessa combinazione di molteplici endopeptidasi di tiolo e altri composti derivati dal frutto dell’ananas, dal fusto e/o dalla radice. La bromelina della frutta e quella dello stelo sono prodotte in modo completamente distinto e comprendono composti enzimatici unici, e il descrittore “Bromelain” originariamente si riferiva in realtà alla sola bromelina dello stelo. (nella pianta è un meccanismo di difesa)
Grazie all’efficacia della somministrazione orale nell’organismo, come farmaco fitoterapeutico sicuro, la bromelina era comunemente adatta ai pazienti per la mancanza di compromissione della sua efficacia peptidasica e l’assenza di effetti collaterali indesiderati. Vari studi in vivo e in vitro hanno dimostrato che sono antiedematosi, antinfiammatori, anticancerosi, antitrombotici, fibrinolitici e facilitano la morte delle cellule apoptotiche. Le proprietà farmacologiche della bromelina sono, in parte, legate alla sua modulazione a cascata di arachidonati, l’inibizione dell’aggregazione piastrinica, come l’interferenza con la crescita delle cellule maligne; azione antinfiammatoria; attività fibrinolitica; proprietà di debridamento cutaneo e riduzione degli effetti gravi del SARS-Cov-2.
L’espressione endopeptidasi di tiolo corrisponde ad un tipo di enzima che taglia le proteine all’interno (endopeptidasi) della catena peptidica, utilizzando un gruppo tiolico (-SH) della cisteina come elemento chiave per la sua funzione catalitica, invece di ioni metallici come lo zinco, come fanno dunque le metallo-endopeptidasi. Questi enzimi sono importanti in vari processi biologici e possono essere coinvolti nella degradazione proteica, agendo come proteasi che tagliano legami ammidici all’interno delle proteine stesse, spesso grazie alla presenza di residui di cisteina.
La struttura non è unica perché la bromelina non è una singola molecola, ma un complesso di proteasi cisteiniche (tiolo endopeptidasi) provenienti dall’ananas; è essenzialmente una proteina glicosilata (con catene di zuccheri cioè) a catena singola con specifiche sequenze aminoacidiche (famiglia della papaina), contenente residui cisteinici fondamentali per la sua funzione (tre legami disolfuro) e catene oligosaccaridiche attaccate (xilosio, fucosio, mannosio, N-acetilglucosamina).
Il componente strutturale chiave è una singola catena polipeptidica, spesso di circa 24,5 kDa per la bromelina dello stelo, con un ripiegamento complesso in eliche alfa, fogli beta (come nella seta) e curve; contiene da 212 a 285 amminoacidi di cui sette residui di cisteina, che formano tre legami disolfuro, fondamentali per la stabilità strutturale.
Nel sito attivo c’è una triade catalitica che coinvolge un residuo di cisteina con un gruppo sulfidrilico libero (-SH), essenziale per la scomposizione delle proteine.
Alcune catene di carboidrati (oligosaccaridi) attaccate sono costituite da mannosio, xilosio, fucosio e N-acetilglucosamina.
In sostanza, pensate alla bromelina come a una piccola macchina proteica decorata con zucchero, costruita con aminoacidi specifici, in particolare cisteina, per tagliare altre proteine.
Struttura della più comune endopeptidasi di ananas.
La azienda MediWound Ltd. è un’azienda biofarmaceutica israeliana, fondata intorno al 2000/2001, specializzata nella cura enzimatica delle ferite, ha sviluppato in particolare il suo prodotto principale NexoBrid (una miscela raffinata e purificata di enzimi proteolitici arricchita di bromelina di stelo di ananas) per ustioni gravi e sta sviluppando un nuovo farmaco candidato EscharEx per ferite croniche, con l’obiettivo di rimuovere selettivamente il tessuto morto per favorire la guarigione.
Il chirurgo israeliano Lior Rosenberg, fondatore di MediWound, ha detto che NexoBrid è particolarmente efficace sulle mani, i piedi e le parti del corpo più soggette a ustioni quando una persona cerca di sfuggire alle fiamme.
Fra le 9 startup israeliane selezionate per ricevere 130 milioni di euro in sovvenzioni dal programma Horizon dell’Unione europea, c’è anche l’israeliana MediWound, a cui sono stati assegnati finanziamenti per 16 milioni. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha investito parecchi milioni di dollari nella MediWound per sviluppare una nuova versione del suo trattamento (che è stato approvato anche dalla Food and Drug Administration americana per l’uso pediatrico), per applicazioni di prima linea (https://it.marketscreener.com/quotazioni/azione/MEDIWOUND-LTD-16056541/attualita/MediWound-Ltd-ottiene-un-ulteriore-finanziamento-del-Dipartimento-della-Difesa-degli-Stati-Uniti-pe-44942729/).
Si tratta di una delle meraviglie tecnologiche uscite dai laboratori israeliani, spesso create per rispondere all’esperienza bellica di quel paese.
Nexobrid, in forma di polvere e gel viene correntemente usato al posto dell’intervento chirurgico per rimuovere l’escara in poche ore (una confezione di polvere e gel in 4 ore di azione ripulisce oltre 400 cm2 di pelle)
E lo fa in modo molto preciso e per la profondità necessaria senza bisogno di un chirurgo specializzato, come illustrato qui sotto.
Una considerazione da fare è comunque che il sistema sanitario pubblico nel caso di Crans Montana, ha mostrato, come nel caso degli avvelenamenti di questa estate con il botulino, che è in grado di far fronte alle emergenze mobilitando le proprie risorse ed usando una organizzazione superiore a quella di qualunque sistema privato; gli ospedali e centri che avevano più farmaco, ed è un farmaco che costa parecchio a confezione (la confezione piccola 2g+20g (polvere e gel) costa circa 650 € e basta per 180cm2), deve essere conservato in frigo e una volta aperto deve essere usato entro 15 minuti, hanno rifornito quelli che ne avevano bisogno a causa dell’improvviso numero di pazienti con gravi ustioni; da questo punto di vista il nostro paese ha dato un ottimo esempio di efficienza.
Recentemente, prima del caso svizzero, la azienda produttrice israeliana era assurta agli onori delle cronache perché aveva inviato il Nexobrid gratuito (costa alcune migliaia di euro a confezione) ai feriti dai bombardamenti russi di Leopoli, in Ucraina; non si sa se abbia fatto lo stesso anche per i feriti gazawi.
Comunque sia grande invenzione che ha salvato e salverà certamente molte vite.
Ringrazio Fulvio Mattivi per la segnalazione.
Consultati
Fai clic per accedere a nexobrid-epar-product-information_it.pdf
https://pubs.rsc.org/en/content/articlelanding/2023/fo/d3fo01060k
https://www.sigmaaldrich.com/IT/it/product/targetmolchemicalsinc/ta9h9abdd22d?context=bbe&srsltid=AfmBOopnFrJqqztK-lYGXbbOY53edCufnT_p6oYF4ixUQkY7oQTsO2CvFai clic per accedere a pang2020.pdf
https://www.handomchemicals.com/it/carbomer-980-product/
Nota sulla bromelina; ci sono lavori e siti che riportano la struttura della bromelina SENZA zolfo il che sembra un mero errore dato che lo zolfo è presente nella cisteina e che la presenza della cisteina è necessaria all’azione enzimatica.
Composizione degli eccipienti del farmaco.
Polvere: Ammonio solfato, Acido acetico
Gel: Carbomer 980, Sodio fosfato dibasico anidro, Idrossido di sodio
Acqua per preparazioni iniettabili
Il carbomer serve come eccipiente per stabilizzare la formula, controllare la viscosità e migliorare la texture (ossia forma fisica). Funziona come un agente gelificante e texturizzante, creando una base omogenea per gli enzimi (bromelina) e assicurando una distribuzione uniforme e un’adesione prolungata del prodotto sulla ferita, senza alterare l’azione principale degli enzimi proteolitici che rimuovono il tessuto necrotico.





